Mercoledi, 22 novembre 2017

Vero o falso? La domanda che coglie impreparati gli adolescenti sul web




Che differenza c’è tra un contenuto sponsorizzato e un post se compaiono sulla stessa homepage di un sito? L’immagine che sembra dimostrare un fenomeno strano, corredata di didascalia, è vera o falsa? Quanto può essere veritiera la dichiarazione di un tweet? Chi c’è dietro all’organizzazione che ha lanciato la notizia nel flusso del social network?

Noi adulti a volte facciamo confusione. Non riusciamo neanche bene a capire di cosa stiamo parlando. Ci appelliamo allora ai nostri figli, ai nostri studenti o ai nipoti. E loro ci risponderanno con lo sguardo fisso sullo schermo del loro smartphone e quel “non lo so” lo interpreteremo come un “non mi disturbare”.

In realtà, sarebbe il caso di chiedersi quanto sono preparati i ragazzi su questi temi. Digitare rapidamente un testo sul touchscreen del telefono non è sufficiente per definire una persona con un buon livello di “media literacy“, cioè di competenze volte a interpretare correttamente le informazioni reperite online. Anzi, siamo noi adulti che dovremmo supportare i più giovani durante il loro vagabondare tra i contenuti della rete.

Lo ha rivelato una ricerca realizzata dall’Università di Stanford, che ha coinvolto 7800 studenti delle scuole secondarie americane in un progetto durato un anno e mezzo. Posti di fronte a un native advertisement, l’80% dei ragazzi non è in grado di riconoscere il contenuto come un testo volto a promuovere una ditta o un prodotto. Anzi ritengono il testo una notizia a tutti gli effetti. Sono pochi quelli che rilevano che una notizia vera e propria si differenzia dal native advertisement, perché “manca la X per chiudere la finestra, non c’è un autore del post e non sponsorizza un contenuto”.