Giovedi, 28 gennaio 2021

Meeting dei diritti umani: parole e storie di un’edizione tutta on line




Inizia con un flashback, con  le immagini del catino del Mandela Forum l’anno scorso gremito di ragazzi il meeting sui diritti umani di quest’anno, ventiquattresima edizione per altrettanti anni. Poi le telecamere staccano in diretta su uno spettrale palazzetto vuoto e buio, agghiacciante nel suo silenzio, illuminato solo un piccolo palco al centro.



Legalità e rispetto è il tema quest’anno ed è sicuramente un’edizione particolare, in streaming, un po’ da remoto e un po’ in presenza, dove con la tecnologia si prova a colmare le distanze. E pare funzionare. I ragazzi interagiscono  infatti attraverso Zoom,  che molti già utilizzano per le lezioni da casa,  con il sociale Instagram attrevrso cui quotidianamente si raccontano ai loro coetanei. Su Mentimeter e la piattaforma  www.menti.com scrivono i propri nomi, le città da dove si stanno collegando, l’età e il tutto si trasforma in diretta, sullo schermo, in una nuvola dinamica di parole. Rispondono anche alle domande dei conduttori sui temi della giornata. Migliaia di interazioni in pochissimi secondi. Ed on line presentano pure alcuni dei loro lavori: un istituto di Vinci, un liceo di Collevaldelsa e una scuola da Chiusi lo fanno in diretta, le altre le potete trovare sul web.



Il meeting entra nel vivo quasi subito e, attraverso il monologo teatrale e il racconto del giornalista Saverio Tommasi, si parla di servitori dello Stato come il giudice Giovanni Falcone e la moglie e collega Francesca Morvillo che la mafia trucidò, assieme agli agenti della scorta, in un terribile estate del 1992 in cui con mille chili di tritolo fu fatta saltare a Capaci, in Sicilia, un’autostrada. Si parla di donne e uomini che hanno sfidato il silenzio e l’omertà al prezzo della propria vita, come Lea Garofalo, testimone di giustizia nel 2002, uccisa dall’’ndrangheta calabrese (anzi, dal suo ex compagno malavitoso) nel 2009, dopo essere uscita dal programma di protezione speciale, il cadavere bruciato per tre giorni e duemila frammenti di ossa e la collana ritrovati molti anni dopo. 



Nessuno di loro voleva diventare un eroe. Ma vivono oggi nella morte, si sottolinea, perché la mafia non può niente  contro la memoria, contro le parole e le storie che sono importanti e diventano, al pari dell’educazione (che non vuol dir solo andare a scuola ma far propri dei valori), l’arma più potente che ogni Paese ha. Lo ricordava proprio Nelson Mandela. Certo non si nasce con le storie in tasca: bisogna scovarle ed allenare le orecchie, altrimenti scivolano via. A questo servono iniziative come quella di oggi con gli studenti delle scuole.



Così, di storia in storia, alle ragazze e ai ragazzi del meeting, neppure ventenni, si parla di un ragazzo poco più grande di loro come Patrick Zaky, studente egiziano all’Università di Bologna, difensore dei diritti umani, rinchiuso nelle carceri d’Egitto dal febbraio scorso, torturato per le prime diciassette ore, l’avvocato incontrato dopo dieci mesi, costretto ogni notte a dormire per terra, accusato di fomentare sui social il rovesciamento del governo e di istigare al terrorismo, la sentenza rinviata di mese in mese.  Secondo Amnesty International rischia fino a venticinque anni di carcere ed è di tre giorni fa la notizia che  resterà in prigione per almeno altri quarantacinque giorni, in attesa di giudizio.



Interviene Alessia Martini, coordinatrice nazionale Oxfam. Interviene l’onorevole Andrea Orlando, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e già ministro di giustizia, che ammonisce contro il "silenzio di chi non ha paura che è il primo alleato della criminalità organizzata". "Parlarne e mai sminuire - aggiunge - è invece il modo migliore per far emergere quello che sta sotto il pelo dell'acqua".



Interviene, con un video messaggio registrato,  don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”,  associazione assai attiva sul fronte della cultura della legalità e delle iniziative contro le mafie. Parte dal primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata nel 1948 dall’Onu e che ogni anno il meeting toscano ricorda, secondo cui tutti nel pianeta dovremmo essere liberi e uguali  nei diritti. “ Ma ci sono troppo diritti – sottolinea  - ancora oggi negati sul pianeta ed offesi: come quello alla salute, al lavoro, alla casa o all’istruzione, trasformati in privilegi ed opportunità esclusive destinati solo a chi se lo può permettere”. Dice che “il Covid non ha impedito a monopolisti di diventare ancora più ricchi”. Parla dei “diritti più trascurati, come quello di una natura violentata: un vero ecocidio che si accompagna talvolta ad etnocidi, come nell’Amazzonia devastata dalle multinazionali”. Invoca “una rivoluzione culturale di pensiero, rinascita e rigenerazione” e quella “fratellanza e fraternità” che è insita nell’uomo, prima del suo essere razionale.



Trascorse quasi due ore e mezzo, verso mezzogiorno il meeting si avvia a conclusione. Ma non poteva mancare l’immancabile momento musicale, anche quest'anno. Suonano i Bowland, pure loro da remoto, gruppo di origine iraniana ormai di casa a Firenze che interpreta "Disamistade" di Fabrizio De André. I Bowland hanno vinto il contest musicale promosso dalla Regione “Toscana100band” e nel 2018 raggiunto la finale della trasmissione d”X Factor”. Il testo racconta di faide e disamicizie, di "famiglie disarmate di sangue che si schierano a resa", del "dolore degli altri che per tutti è dolore a metà". Parole su cui riflettere, a casa.



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