Lunedi, 24 gennaio 2022

L’educazione digitale secondo i giovani (che non disdegnerebbero la materia a scuola)




I nativi digitali hanno imparato a confrontarsi col web. Un giovane su tre vorrebbe avere l’educazione digitale come materia scolastica dedicata, quasi la metà vorrebbe incontri con esperti, oltre quattro su dieci vorrebbe che fosse lasciato più spazio a gruppi di discussione in classe. La privacy, il tempo trascorso online, la capacità di riconoscere le fake news sono i temi da approfondire nell’educazione digitale secondo i ragazzi della Generazione Z.

Per loro è stato lanciato qualche giorno fa oggi “DigitalMente. Imparare, creare e condividere nel digitale in sicurezza”, il nuovo progetto educativo ideato da Unione Nazionale Consumatori con il supporto attivo di TikTok e la consulenza di Maura Manca (Psicoterapeuta, Osservatorio Adolescenza), volto a creare una cultura digitale orientata alla sicurezza e alla promozione di un ambiente online sicuro e positivo.

I materiali didattici del progetto, disponibili sulla piattaforma realizzata da Educazione Digitale per l’anno accademico 2021/2022, si rivolgono agli insegnanti delle scuole secondarie di I e II grado di tutta Italia.

L’educazione digitale della GenZ

Per l’occasione, una ricerca di Skuola.net fa il punto sull’educazione digitale dei giovani. I nativi digitali della generazione Z, dice la ricerca condotta per l’UNC, «risultano essere molto interessati alla sicurezza online: l’80% ha letto i regolamenti delle piattaforme online e quasi la metà (44%) ha consultato materiali educational per navigare in modo più sicuro. Ma vorrebbero saperne ancora di più. Privacy, tempo speso online e fake news i temi sui quali vorrebbero ricevere una maggiore formazione».

I giovani sono sensibili alla sicurezza dei dati personali e alla privacy. Sono informati sulle principali trappole del web. Quasi tutti sanno che bisogna evitare di condividere i propri dati sensibili. Il 65% è consapevole che è sbagliato condividere immagini o dati personali di altre persone senza il loro consenso. Più di otto su dieci si sono interrogati su come difendere la propria privacy online. Più di quattro su dieci raccontano che, almeno una volta, hanno cercato e consultato sul web contenuti educational sulla sicurezza online. E un ulteriore 36% non lo ha mai fatto semplicemente perché crede di essere già sufficientemente informato. Ben l’80% afferma di aver consultato i regolamenti delle piattaforme e delle App che utilizzano.

Oltre la teoria c’è però la pratica. Quando usano i social network, evidenzia la ricerca di Skuola.net, «solamente 1 su 6 tende a lasciare i propri profili “aperti” a chiunque. E quasi i tre quarti (72%) cercano di arginare i soggetti e i contenuti “inappropriati”. Se si imbattono in comportamenti giudicati sgradevoli, infatti, il 45% tende a segnalare la cosa direttamente ai gestori del sito; il 14% preferisce agire in modo autonomo, pubblicando nei commenti il proprio disaccordo; il 13% ne parla con adulti o coetanei. Purtroppo, non manca chi mette in atto comportamenti non corretti, ma fortunatamente si tratta di una minoranza».