Venerdi, 19 ottobre 2018

I consumatori dello sport




 
PREMESSA
 
È ormai opinione condivisa che i temi relativi allo sport sono così diffusi e discussi da rappresentare anche – e soprattutto – per la scuola un caposaldo per la formazione dell’allievo, per la salvaguardia della sua salute, lo sviluppo delle sue relazioni sociali, interculturali e, in sintesi, per un miglioramento della sua qualità di vita.
 
Il tema, in ragione della sua vastità, esige una distinzione preliminare tra sport (sia individuale che di squadra) ed attività fisica.
È dello sport, in particolare, che si interessa il nostro progetto educativo perché, in ragione dell’interferenza che ha con molteplici attività sociali, costituisce un problema collettivo con ampie ricadute sia sull’attività dei singoli che su quelle istituzionali.
 
La funzione della scuola è, a tale riguardo, fondamentale. Essa è ordinata a distinguere tra l'importanza di praticare un'attività fisica personale (in un contesto – come il nostro – contrassegnato dalla difficoltà ad esercitare attività motorie con rilevanza soggettiva) e l'importanza di praticare un'attività sportiva propriamente detta (che esige un'organizzazione specifica e una trama di relazioni che trascendono l'iniziativa personale).

Si direbbe che tradizionalmente l'insegnamento dell'Educazione Fisica sia direttamente connesso con il primo punto e solo secondariamente con la problematica più vasta dell'attività sportiva (sia amatoriale che agonistica).
Relativamente al primo punto, l'importanza di una attività motoria programmata e correttamente eseguita è molto sottolineata anche dalla medicina attuale attenta non solo alla cura delle malattie, ma alla prevenzione così come garantita da un sano sviluppo dell'organismo. Nell'attività fisica e in una alimentazione adeguata sono individuati ormai consensualmente i capisaldi per un sano stile di vita. L'attività sportiva (soprattutto quella di gruppo) è sempre più presa in considerazione all'interno di questo obiettivo.
Ma vorremmo sottolineare che il suo contributo ad uno stile di vita sano è molto più ampio perché (come cercheremo di dimostrare) la pratica corretta di uno sport di squadra ha una grande ripercussione anche sull'evoluzione psicologica del soggetto. Basti pensare che in ogni cultura lo sport di squadra (correlato esplicitamente al gioco, cioè ad un piacere sano) costituisce un'occasione particolare di socializzazione e di introiezione delle regole vigenti nella cultura stessa.
 
Queste riflessioni di fondo ispirano tutta la nostra attività educativa durante le lezioni di Educazione Fisica: ci sembrano tanto più significative tenendo conto della fascia di età dei nostri allievi che sono in quella fase preadolescenziale in cui vive un'esperienza di radicali trasformazioni fisiche e un rimaneggiamento globale della personalità. Una fase dove la tensione fra il centraggio su di sé e la spinta verso l'altro – come polo di confronto, di imitazione e di competizione – gioca un ruolo determinante nell'intero processo evolutivo in atto. Una fase caratterizzata dalla tendenza a contrapporsi al mondo adulto e ad acquisire una omologazione acritica a quello dei pari attraverso un conformismo spesso deleterio.

 
IL PROGETTO
 
Il progetto "I consumatori dello sport" è stato attivato in tre classi di seconda media nelle quali, per  i quasi due anni precedenti, l’attività sportiva svolta durante le ore di educazione Fisica era stata utilizzata anche come occasione di messa in pratica di un modello sociale fondato sull’integrazione e sulla collaborazione.
Il progetto è venuto così a configurare uno step di questo percorso, finalizzato a migliorare la consapevolezza, nei singoli allievi, dell’importanza di quanto sperimentato, studiato e discusso durante i due anni di scuola.
 
La fase preliminare del progetto si è svolta guidando gli allievi ad una riflessione sul suo titolo in modo da attivare fin da subito la loro riflessione attenta alle parole, alla loro polisemia e ai diversi modi in cui potrebbe essere interpretata una stessa formulazione. Tutti hanno rilevato l'importanza della parola consumatore che, ovviamente, rimanda a quella di "consumo", così centrale nel caratterizzare il nostro tempo nel suo assetto socio-economico che tende a fare di tutti i cittadini dei consumatori favorendo l'equivoco di pensare che la società sia costituita da due categorie: una, attiva (i produttori di beni) e l'altra, passiva (i consumatori).

Un impianto assai problematico se è vero, come da più parti viene con un crescente allarme ricordato, che una delle cause del malessere della società contemporanea è rappresentato dal consumismo. Come tutti sanno, o si dovrebbe sapere, per "consumismo" si intende la spinta ad accumulare merci di sussistenza o di soddisfazione che una artificiosa attivazione dei bisogni mette a disposizione della gente. Può lo sport appartenere a questa dimensione consumista? O dovrebbe essere l'espressione di una corretta soddisfazione di bisogni reali, non artificialmente indotti? E chi fa sport può essere identificato con un passivo consumatore o con un attivo fruitore? Si dovrebbe convenire che si debba fruire dello sport, non "consumarlo": lo sport, nella sua accezione più sana e significativa, non può essere oggetto di consumo.
Gli allievi hanno compreso come il titolo del progetto contenesse un messaggio paradossale che offriva l'opportunità di sviscerare concetti senza rinchiuderli in slogan stereotipi.
 
Nella fase successiva, agli allievi – suddivisi in sottogruppi – è stato richiesto di svolgere ricerche su sette tematiche:
1.    Diritto alla salute;
2.    Diritto ad una informazione e ad una pubblicità corretta;
3.    Diritto alla qualità e alla sicurezza relativa a materiali, prodotti, servizi;
4.    Diritto all'educazione al consumo dello sport;
5.    Diritto alla educazione e alla pratica dello sport a scuola;
6.    Diritto di una informazione corretta per quanto riguarda i disabili;
7.    Diritto alla trasparenza nei rapporti contrattuali riguardanti i beni e i servizi degli spettacoli sportivi.

Dato che tutti i temi erano organizzati intorno alla parola “diritto”, gli allievi hanno raccolto Leggi e Decreti che stabiliscono il riconoscimento e la tutela – da parte dello Stato – dei suddetti diritti. Intorno a queste ricognizioni si è poi sviluppato un dibattito molto stimolante anche perché gli allievi si sono ben presto resi conto di uno stimolo implicito nella formulazione dei sette punti. Hanno compreso che se il discorso veniva concentrato solo sui diritti rischiava di diventare sterile, limitandosi a focalizzare solo quanto lo Stato dovrebbe garantire, ma senza lasciare spazio a riflessioni sulla parte che i singoli cittadini devono svolgere per tutelare la stessa realizzabilità di tali diritti.
È così nata la proposta di articolare il discorso sui diritti con uno sui doveri, attraverso l'individuazione dei doveri correlati ai suddetti diritti. E, in ultima analisi, delle responsabilità individuali e gruppali nel gestirli.
È interessante notare che gli allievi hanno fatto riferimento alle esperienze di sport in squadra praticati a scuola riconoscendo come li abbiano guidati a capire che per svolgere un buon gioco è necessario "stare alle regole", cioè assumere quell'atteggiamento disciplinato che in genere essi son soliti contestare.
 
La terza fase del progetto si è articolata intorno all'individuazione dei concetti da rivisitare alla luce delle riflessioni sull'attività sportiva in gruppo. In prima istanza gli allievi sono riusciti a esprimere con chiarezza che le attività sportive svolte a scuola hanno offerto loro opportunità di integrazione e rispetto reciproco anche con compagni portatori di handicap o provenienti da culture diverse. Hanno pure constatato che il piacere di "fare squadra" aumentava la loro soddisfazione personale quando il gruppo svolgeva armoniosamente il suo compito. In alcuni casi hanno pure  avuto l'esperienza di riuscire a trasferire questa realizzazione in altre attività da svolgere in gruppo. In questo senso il contributo formativo dell'attività sportiva può essere visto non solo come finalizzato ad una buona crescita fisica, ma anche a quella costituzione di una "spina dorsale" che potremmo dire "etica".

Concetti rivisitati alla luce della riflessione sull'attività sportiva in gruppo.
 
•    Il significato delle regole: non più viste come imposizioni dall'alto, ma come condizioni  che permettono il gioco. Aderirvi è così diventato, agli occhi degli allievi, non più una sottomissione al volere dell'insegnante ma l'adesione responsabile a quanto necessario per "fare bene", cioè per svolgere bene un compito.
•    L'importanza dell'adesione al proprio ruolo, per poter interagire correttamente con gli altri membri della squadra contrastando spinte protagonistiche in favore del buon funzionamento dell’insieme.
•    Il riconoscimento che uno sforzo capace di far raggiungere l’obiettivo reca soddisfazione e “vale la pena”.
•    La presa di coscienza che una soddisfazione condivisa è molto più forte di un piacere solitario.
•    Il superamento della confusione fra acquisizione di competenze e competizione.
 
Gli allievi, attraverso la riflessione comune sul piacere del gioco in squadra, sono pervenuti a riflettere su un equivoco ancora molto presente in campo educativo per il quale l’acquisizione di competenze sarebbe favorita dall’attivazione di spinte competitive. La confusione fra competenza (nel senso di saper come fare) e competizione (nel senso di rivalità) è oggi molto diffusa proprio in ragione di quanto sopra accennato.
 
A questo punto è fondamentale sottolineare che la competizione, all'interno di uno sport correttamente inteso, non si esprime come cruda rivalità verso il presunto avversario, ma come occasione per verificare il potenziamento personale e di gruppo nella acquisizione delle competenze.
 

Come a questa confusione contribuisca la pubblicità – che sollecita un pericoloso protagonismo al fine di perseguire le note finalità consumistiche – si è focalizzata l'ultima sezione del progetto durante la quale gli allievi sono stati guidati ad una analisi critica di spot pubblicitari che avevano raccolto.
 
In sintesi, l'ultimo step del progetto ha ruotato intorno ai concetti sopra accennati per chiarirli dimostrando come oggi risultino spesso confusi. Da questa chiarificazione gli allievi hanno capito come una corretta pratica dello sport di squadra favorisce la messa in atto di buone prassi e di prese di coscienza fondamentali relativamente al pericolo di indulgere nella competizione, nella rivalità, nel protagonismo, nel consumismo, ecc. Gli allievi stessi hanno proposto alcuni esempi che confluivano nel riconoscimento che quando erano riusciti a superare la confusione fra competizione e abilità, e quindi a controllare la loro rivalità, hanno fatto l'esperienza di un gioco di squadra veramente appagante nel quale sono riusciti, ognuno all'interno del proprio ruolo, a potenziare la propria performance.
 
Concludendo vorremmo sottolineare come il progetto abbia permesso anche a noi insegnanti – grazie al confronto con gli allievi – di acquisire un ulteriore livello di consapevolezza relativamente all'idea centrale che di fatto ha sempre sostenuto il nostro impegno educativo. Il nostro sforzo è sempre volto al superamento di quella ideologia individualista che ha portato alla confusione tra competizione e competenza, al rifiuto delle regole, alla enfatizzazione dei diritti senza assumere pienamente la consapevolezza dei doveri e della responsabilità personale. Come già accennato, nello sport c'è la possibilità di sperimentare in modo sano tutto ciò. Ma lo sport è diventato anche il luogo in cui consumismo, pubblicità, individualismo stanno introducendo elementi di perversione che ne tradiscono lo spirito.

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