Lunedi, 24 settembre 2018

Buon Natale fa rima con "equo e solidale"




Diciamo subito di cosa si tratta: si chiamano così quei beni, non necessariamente alimentari, la cui produzione è stata realizzata tenendo conto delle modalità con cui si è arrivati al prodotto finito. Prodotti che sono stati ottenuti grazie al lavoro di operatori pagati equamente dal punto di vista sindacale, di età non infantile. Beni la cui produzione e lavorazione è stata fatta rispettando l’ambiente e il territorio. Si evita, inoltre di distribuire la merce con i sistemi tradizionali, da sempre causa  di rincari impropri e pretestuosi.
Inoltre il prezzo della merce è stato predeterminato (garantendo, quindi, uno stabile sviluppo economico al produttore) e fissato tenendo conto dei diritti del consumatore, cioè la trasparenza  e la filiera di produzione.
 Purtroppo l’ansia di produrre ricchezza porta la stragrande maggioranza di produttori a non tenere in alcuna considerazione né l’ambiente in cui producono, né la correttezza dei rapporti di lavoro e di retribuzione dei propri lavoranti. Soprattutto quando si parla di merce proveniente da luoghi lontani dal nostro mondo: parlo di Africa, America Latina e Asia.
Nei nostri acquisti raramente teniamo presente questo dato. E non è una buona cosa.
E non importa, poi, andare così lontano: pensiamo alla raccolta di pomodori, nel Sud, e a quanto vengono pagati i raccoglitori.
La Toscana ha mostrato da sempre grande sensibilità al riguardo: è stata la prima regione in Italia a legiferare su questo argomento.
La legge che regola e tutela il commercio equo-solidale è la n. 37 del 2005. Si pensi che la Lombardia, ad esempio, la propria l’ha prodotta quest’anno. E diverse altre regioni presentano un vuoto legislativo preoccupante.
Ma come si regola e si tutela il commercio equo solidale?
Regolando e tutelando gli enti e le associazioni predisposte ad effettuarlo. L’equo-solidale lo si trova presso i punti vendita di associazioni senza scopo di lucro e basate sul volontariato (Villaggi dei popoli, Botteghe del mondo etc.). Ma questi prodotti si trovano anche presso la grande distribuzione.
 Senza scendere in particolari, ma per far comprendere a tutti, La Regione con questa legge, ed il suo Regolamento applicativo (il 32/R del 2007) ha inteso individuare gli attori inserendoli in un Registro Toscano del Commercio Equo e Solidale.
Chi ne fa parte deve sottostare ad un disciplinare molto rigido che determina  e salvaguarda il volontariato degli operatori, l’equo compenso dei dipendenti e la trasparenza dei bilanci.
Le caratteristiche delle merci sono anch’esse sottoposte ad un disciplinare tale da garantire i consumatori sulla qualità e biologicità dei prodotti (alimentari e no).
I prezzi delle merci, poi, devono essere concordati con i produttori e mantenere un livello minimo di guadagno, così garantendone la percorribilità per i consumatori.

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